Tutto iniziò il giorno giovedì 19 Aprile.
Gare provinciali di atletica leggera.
Ore 11 circa.
Partenza della terza batteria della gara dei trecento metri. Sesta corsia: Seno Federico.
Ai vostri posti.
Pronti.
Boom![lo sparo dello starter]
Parto.
Corro.
Corro più forte.
Corro ancora di più.
Sento gli altri dietro di me.
Accelero.
Inizio la curva.
Sono davanti.
Finisco la curva.
Sono secondo.
Al pari mio c'è un'altro tipo.
Corro ancora di più.
Mancano cento metri al traguardo.
Ottanta.
Sessanta.
Quaranta.
Cazzo, dai che arrivo secondo, questo lo posso battere.
Venti.
Merda.
Il suo gomito tocca il mio.
Perdo l'equilibrio.
Diciotto.
Allungo il passo per stare dietro all'altro che, non avendo perso l'equilibrio passa davanti.
Sedici.
Il passo è stato troppo lungo.
Quattordici.
Per terra. Onta e disonore. Rabbia. Sento il gusto della polvere in bocca.
Dodici.
Mi rialzo.
Dieci.
Bestemmie.
Nove.
Bestemmie.
Otto.
Bestemmie.
Sette.
Bestemmie.
Sei.
Bestemmie.
Cinque.
Si iniza a sentire il dolore.
Bestemmie.
Quattro.
Bestemmie.
Tre.
Bestemmie.
Due.
Bestemmie.
Uno.
Rabbia.
Bestemmie.
Zero.
Mi butto a terra, sfiancato dalla fatica, dal male e dal dolore.
Sembra non ci sia nulla di rotto.
Tuttavia, dopo quattro giorni sono ridotto così:


E la rabbia c'è ancora tutta. Se non più di prima. Cazzo.
Per colpa di sta merda salterò le ultime partite.
Cazzo che rabbia.